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   DECRETO DEL FARE: INDENNIZZI AUTOMATICI E FORFETTARI IN CASO DI RITARDO DELLA PA
 
05 settembre 2013

 
 

Con il Decreto del Fare, in vigore dal 21 agosto 2013, viene introdotto il diritto all’indennizzo automatico e forfettario: in caso di mancato rispetto dei tempi per concludere le pratiche, l’amministrazione è tenuta a corrispondere una somma pari a 30 euro per ogni giorno di ritardo, fino ad un massimo di 2.000 euro.  

La sanzione “a favore” dell’utente mira a stimolare le amministrazioni a concludere i procedimenti nei termini previsti, senza ritardi.

Si tratta senz’altro di una norma interessante e innovativa.  Tuttavia,  prevede varie condizioni, che complicano la ricezione dell’indennizzo.

Innanzitutto, data la novità dell’indennizzo e i delicati aspetti finanziari ad esso collegati, la disposizione sarà immediatamente operativa solo per le domande riguardanti l’avvio e l’esercizio delle attività di impresa, presentate successivamente alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge n. 69 del 2013 (cioè dopo il 21/8/2013).  

Entro 18 mesi, sulla base della prima sperimentazione, con un apposito decreto del Presidente del Consiglio, sentite le Regioni e i Comuni, verrà stabilita la conferma dell’indennizzo, la sua rimodulazione o estensione, anche graduale, agli altri procedimenti.  Insomma, se il monitoraggio darà esito negativo, si potrà anche fare marcia indietro.

Vediamo ora come si fa a richiedere l’indennizzo.

Se l’amministrazione non ha rispettato i termini per il rilascio di un provvedimento che riguarda l’avvio o l’esercizio dell’attività d’impresa, l’interessato, entro 20 giorni, deve rivolgersi al responsabile appositamente nominato dall’amministrazione (titolare del potere sostitutivo), che deve concludere il procedimento nella metà del tempo originariamente previsto oppure deve liquidare 30 euro per ogni giorno di ritardo, fino ad un massimo di 2.000 euro.

Nel caso in cui anche il responsabile del potere sostitutivo non provveda ad emanare il provvedimento oppure non liquidi l’indennizzo, l’interessato può proporre ricorso al giudice amministrativo. In tal caso, il contributo unificato è ridotto alla metà. La condanna dell’amministrazione è comunicata alla Corte dei Conti e al titolare dell’azione disciplinare verso i dipendenti pubblici interessati dal procedimento amministrativo.

Quindi, in pratica, dovrebbe funzionare così.  Fate attenzione alla disgiuntiva “oppure”.

L’utente che non riceve risposta entro il termine previsto, deve fare ricorso al titolare del potere sostitutivo, presumibilmente il superiore gerarchico del responsabile del procedimento (quindi l’indennizzo non è automatico). 

Quest’ultimo può completare il procedimento, nel qual caso niente indennizzo, oppure può liquidare l’indennizzo.  Certo è ben strano che un dirigente decida di non concludere il procedimento e, invece, di dare un indennizzo: perché dovrebbe comportarsi così?  Sembrerebbe più probabile che termini il procedimento, oppure non risponda per niente.

Se neppure il superiore risponde, il povero interessato che voglia far valere i propri diritti deve far ricorso al giudice amministrativo.  Insomma, occorre affrontare un giudizio, per quanto con costi ridotti, per un indennizzo che al massimo può arrivare a 2.000 Euro.

Non parliamo poi dei casi più complesse, nei quali intervengono più soggetti pubblici. qui è l’amministrazione responsabile del ritardo a pagare l’indennizzo, ammesso che si possa agevolmente individuare.

Insomma, restiamo a vedere la portata della norma e il numero di casi in cui veramente troverà applicazione.

 

Per chi voglia farsi un’opinione personale, ecco il testo tratto dal decreto legge n.69, come modificato in sede di conversione.

Art. 28

Indennizzo da ritardo nella conclusione del procedimento

  1.  La  pubblica  amministrazione  procedente  o,  in  caso  di procedimenti  in  cui  intervengono  più  amministrazioni, quella responsabile del ritardo e i soggetti di cui  all'articolo  1,  comma 1-ter, della legge 7 agosto 1990, n. 241, in caso di inosservanza del termine di conclusione del procedimento  amministrativo  iniziato  ad istanza di parte, per il quale sussiste  l'obbligo  di  pronunziarsi, con esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e  dei  concorsi pubblici, corrispondono all'interessato, a titolo di  indennizzo  per il mero ritardo, una somma pari a 30 euro per ogni giorno di  ritardo con decorrenza dalla data di scadenza del termine  del  procedimento, comunque complessivamente non superiore a 2.000 euro.

  2. Al  fine  di  ottenere  l'indennizzo,  l'istante  è  tenuto  ad azionare il potere sostitutivo previsto dall'articolo 2, comma 9-bis, della legge n. 241 del 1990 nel  termine  perentorio di venti giorni dalla scadenza del termine di conclusione del  procedimento.  Nel caso di procedimenti in cui intervengono più  amministrazioni, l'interessato presenta istanza all'amministrazione procedente, che la trasmette  tempestivamente  al  titolare   del   potere   sostitutivo dell'amministrazione responsabile del ritardo.  I  soggetti  di  cui all'articolo 1, comma 1-ter, della medesima legge individuano  a  tal fine il responsabile del potere sostitutivo.

  3. Nel caso in cui anche il titolare  del  potere  sostitutivo  non emani il provvedimento nel termine di  cui  all'articolo  2,  comma 9-ter,  della  legge  7  agosto  1990,  n.  241,  o   non   liquidi l'indennizzo maturato fino alla data della medesima  liquidazione l'istante può proporre ricorso ai sensi dell'articolo 117 del codice del  processo  amministrativo  di  cui  all'Allegato  1  al   decreto legislativo 2  luglio  2010,  n.  104,  e  successive  modificazioni, oppure,  ricorrendone  i  presupposti,  dell'articolo  118  dello stesso codice.

  4. Nel giudizio  di  cui  all'articolo  117  del  codice  di  cui all'Allegato 1 al decreto  legislativo  2  luglio  2010,  n.  104,  e successive modificazioni, può proporsi, congiuntamente al  ricorso avverso il silenzio, domanda per ottenere l'indennizzo. In tal  caso, anche tale domanda  è  trattata  con  rito  camerale  e  decisa  con sentenza in forma semplificata.

  5. Nei ricorsi  di  cui  al  comma  3,  nonché  nei  giudizi  di opposizione e in  quelli  di  appello  conseguenti)),  il  contributo unificato è ridotto alla metà e  confluisce  nel  capitolo  di  cui all'articolo 37, comma 10,  secondo  periodo  del  decreto-legge  6 luglio 2011, n. 98, convertito, con  modificazioni,  dalla  legge  15 luglio 2011, n. 111, e successive modificazioni.

  6. Se il ricorso è  dichiarato  inammissibile  o  è  respinto  in relazione  all'inammissibilità  o   alla   manifesta   infondatezza dell'istanza che ha dato  avvio  al  procedimento,  il  giudice,  con pronuncia immediatamente esecutiva, condanna il ricorrente  a  pagare in favore del resistente una somma da due volte a  quattro  volte  il contributo unificato.

  7. La  pronuncia  di  condanna  a  carico  dell'amministrazione  è comunicata, a cura della Segreteria del giudice che l'ha pronunciata, alla Corte dei conti al fine del controllo di gestione sulla pubblica amministrazione, al Procuratore regionale della Corte dei  Conti  per le  valutazioni  di  competenza,  nonché  al  titolare   dell'azione disciplinare verso i dipendenti pubblici interessati dal procedimento amministrativo.

  8.  Nella  comunicazione  di  avvio  del   procedimento   e   nelle informazioni sul procedimento pubblicate ai  sensi  dell'articolo  35 del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, è fatta  menzione  del diritto all'indennizzo, nonché delle modalità  e  dei  termini  per conseguirlo,  e  sono  altresì  indicati  il  soggetto  cui   è attribuito il potere sostitutivo e i termini a questo  assegnati  per la conclusione del procedimento.

  9. All'articolo 2-bis della legge  7  agosto  1990,  n.  241,  e successive modificazioni, dopo il comma 1 è  inserito  il  seguente:

«1-bis.  Fatto salvo quanto previsto dal comma  1  e  ad  esclusione delle ipotesi di silenzio qualificato e  dei  concorsi  pubblici,  in caso di inosservanza del termine di conclusione del  procedimento  ad istanza di parte, per il quale sussiste  l'obbligo  di  pronunziarsi, l'istante ha diritto di ottenere un indennizzo per  il  mero  ritardo alle condizioni e con le modalità stabilite  dalla  legge  o,  sulla base della legge, da un regolamento emanato  ai  sensi  dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400. In tal caso le somme corrisposte o da corrispondere a titolo di indennizzo  sono  detratte dal risarcimento».

  10. Le disposizioni del presente  articolo  si  applicano,  in  via sperimentale e dalla  data  di  entrata  in  vigore  della  legge  di conversione del  presente  decreto,  ai  procedimenti  amministrativi relativi all'avvio e all'esercizio dell'attività di impresa iniziati successivamente alla medesima data di entrata in vigore.

  11. Gli oneri derivanti  dall'applicazione  del  presente  articolo restano a carico degli stanziamenti ordinari di bilancio di  ciascuna amministrazione interessata.

  12. Decorsi diciotto mesi dall'entrata in  vigore  della  legge  di conversione del  presente  decreto  e  sulla  base  del  monitoraggio relativo alla sua applicazione,  con  regolamento  emanato  ai  sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto  1988,  n.  400,  su proposta  del  Ministro  per  la  pubblica   amministrazione   e   la semplificazione, di concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle finanze, sentita la Conferenza unificata, di cui all'articolo 8 del decreto  legislativo  28  agosto   1997,   n.   281,   e   successive modificazioni, sono stabiliti la conferma, la rimodulazione,  anche con riguardo ai procedimenti amministrativi esclusi, o la  cessazione delle disposizioni del presente articolo,  nonché  eventualmente  il termine a decorrere dal quale  le  disposizioni  ivi  contenute  sono applicate, anche gradualmente, ai procedimenti amministrativi diversi da quelli individuati al comma 10 del presente articolo.


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