Default.aspx  
 
HOME   CHI SIAMO   CONTENUTI DEL SITO   COLLABORA CON NOI
 

 
      
CHI SE LA SENTE DI FARE IL WHISTLEBLOWER, CIOE' CHI SEGNALA ABUSI E VIOLAZIONI?
 
 

La trasparenza della PA è legge, ma come usare le informazioni rese pubbliche?
Chi se la sente di fare il whistleblower, cioè chi segnala abusi e violazioni?
I whistleblower hanno bisogno di maggiore tutela

La maggior parte delle frodi è scoperta a seguito di segnalazioni di interni, fornitori o clienti.  Tuttavia chi effettua le segnalazioni non sempre viene ricompensato, anzi, si espone al rischio di ritorsioni.  Un’iniziativa del Comune di Milano.

 

La Commissione Antimafia del Comune di Milano ha attivato una collaborazione con Tranparency International Italia per rafforzare la lotta alla corruzione.  Uno degli strumenti che si intendo attivare è il whistleblowing.

In un recente articolo abbiamo parlato dei “controllori in poltrona” (armchair auditor), coloro che attingendo ai dati pubblicati dalle Pubbliche Amministrazioni mettono in luce sprechi e disservizi.

Oggi parliamo, dunque, del whistleblower, la persona che segnala pubblicamente attività illecite all’interno di organizzazioni pubbliche e private.  La parola fa riferimento a chi “suona il fischietto”, come il poliziotto che dà l’allarme in occasione di un crimine o l’arbitro che fischia un fallo di gioco.

La maggior parte delle frodi è scoperta a seguito di segnalazioni di interni, fornitori o clienti.  Viceversa, in assenza di denunce vi è la concreta possibilità che le frodi restino impunite.  La lotta alla corruzione, quindi, ha bisogno delle segnalazioni delle persone informate.

Ma chi è disposto ad assumersi la responsabilità e l’onere di queste segnalazioni?

Innanzitutto è richiesto un forte senso etico e del dovere.  Ci vuole poi il gusto e la capacità di calarsi nei panni di un investigatore, per raccogliere tutti gli elementi a supporto della segnalazione. E ci vuole coraggio, per affrontare le conseguenze della segnalazioni: il whistleblower verrà coinvolto nelle indagini e sarà attaccato dai soggetti denunciati.

La domanda più scontata è: cosa ci si guadagna? 

La soddisfazione di aver fatto ciò che è giusto e di aver difeso i cittadini, nella veste di clienti e/o contribuenti, spesso non è una molla sufficiente.

Negli Stati Uniti è previsto che ai whistleblower vada anche una ricompensa in denaro, di ammontare compreso fra il 10% e il 30% dei fondi recuperati grazie alla segnalazione.  Ad esempio l’Internal Revenue Service, l’Agenzia delle Entrate USA, ha un Whistleblower Office dedicato a raccogliere e gestire le segnalazioni dei cittadini.  Va detto, però, che spesso le indagini sono lunghe e di esito controverso:  la ricompensa potrebbe arrivare molto tardi, ammesso che arrivi.  Numerosi sono i siti che guidano e assistono i potenziali whistleblower; si veda ad esempio http://www.whistleblowertips.com/.

In Italia, sempre in campo fiscale, la Guardia di Finanza ha attivato il numero telefonico 117 e predisposto vari moduli cartacei per denunciare evasioni fiscali; non sono accettate segnalazioni anonime e non sono previste ricompense.

Se non è chiaro cosa ci si guadagna, è invece evidente cosa si rischia.

Il whistleblower si trova coinvolto in un’indagine, probabilmente è chiamato a testimoniare, le sue affermazioni saranno vagliate a fondo e contestate.  Sul posto di lavoro ci si possono aspettare ritorsioni e rapporti difficili con superiori e colleghi.  Negli Stati Uniti i datori di lavoro non possono licenziare chi effettua questo tipo di denunce: nella realtà, tuttavia, i whistleblower si trovano in una situazione difficile ed è verosimile che debbano cercarsi un nuovo posto di lavoro.

In Italia la legislazione in merito alla protezione dei whistleblower è molto recente e limitata al settore pubblico.

Al “dipendente pubblico che segnala illeciti” si fa riferimento nella legge anticorruzione (L.190/2012,  art. 1, comma 51).  Si afferma che, “il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia”.  Sono esclusi i casi di responsabilità a titolo di calunnia o diffamazione.  Inoltre, vi è una parziale garanzia dell’anonimato di chi denuncia.  L'eventuale adozione di misure discriminatorie deve essere segnalata al Dipartimento della funzione pubblica, per i provvedimenti di competenza, dall'interessato o dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative nell'amministrazione nella quale le stesse sono state poste in essere.  Non sono ancora noti casi di applicazione di questa norma.


Voto: 3/5 (74 voti)



Pubblicato il 10/07/2013 


Vota
 1 2 3 4 5

 
 

 
 
 

  

info@mondopa.it

Responsabile: Luca Montobbio
Sito sviluppato da Silvio Romano
Grafica di Pier Paolo Naldoni
 

I contenuti redazionali di questo sito (articoli, editoriali, redazionali, interviste audio/video, registrazioni,
etc…) sono distribuiti con una licenza Creative Commons 2.5 eccetto dove diversamente specificato.
I documenti presenti su MondoPA sono in larga parte presi da Internet e quindi valutati di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo
alla redazione, che provvederà prontamente alla rimozione degli stessi.

 

MondoPA - 2013