Default.aspx  
 
HOME   CHI SIAMO   CONTENUTI DEL SITO   COLLABORA CON NOI
 

 
      
I WHISTLEBLOWER HANNO BISOGNO DI MAGGIORE TUTELA
 
 

Chi se la sente di fare il whistleblower, cioè chi segnala abusi e violazioni?
I whistleblower hanno bisogno di maggiore tutela

Secondo una ricerca britannica, a parole tutti sottolineano l’importanza della segnalazione di irregolarità dall’interno delle organizzazioni, ma nella pratica chi le segnala viene spesso penalizzato.  Se realmente si vuole aumentare la trasparenza dall’interno, occorre garantire maggiore tutela a chi effettua le denunce.

 

In un precedente articolo abbiamo presentato la figura del whistleblower, la persona che segnala pubblicamente attività illecite all’interno di organizzazioni pubbliche e private.  La parola fa riferimento a chi “suona il fischietto”, come il poliziotto che dà l’allarme in occasione di un crimine o l’arbitro che fischia un fallo di gioco.

L’organizzazione non governativa britannica Public Concern at Work ha realizzato una ricerca, in collaborazione con l’Università di Greenwich, per analizzare l’esperienza di 1.000 whistleblower in Gran Bretagna, ricavandone un quadro preoccupante.

I fatti

  • L’83% dei lavoratori “suonano il fischietto” almeno due volte, di solito internamente
  • Il 15% dei whistleblower sollevano un caso esternamente
  • Il 74% dei whistleblower afferma che nulla è stato fatto riguardo all’irregolarità segnalata
  • Il 60% dei whistleblower non riceve alcuna risposta dalla dirigenza, né positiva né negativa
  • La risposta più probabile è un atto formale, disciplinare o di trasferimento (19%)
  • Il 15% dei whistleblower è licenziato
  • I whistleblower con maggiore anzianità rischiano di più di essere licenziati
  • I dipendenti con minore anzianità hanno la maggiore probabilità di “suonare il fischietto” (il 39% ha meno di due anni di servizio).

L’ampia maggioranza delle persone non solleva un caso esternamente:  per questo la ricerca è stata intitolata Whistleblowing: the inside story.  Racconta il percorso del whistleblower, partendo dal tipo di casi sollevati, le reazioni attese e effettive da parte di dirigenti e colleghi, fino a quando chiamano per consiglio l’organizzazione.  Il percorso è spesso segnato da minacce, paure e contraddizioni, e può essere incredibilmente stressante per il protagonista.

I risultati più importanti

Profilo del whistleblower.  Il tipico whistleblower è un lavoratore o professionista qualificato, con anzianità minore di due anni, preoccupato per irregolarità in corso da meno di sei mesi che hanno impatto sulla società.

Due possibilità per i datori di lavoro.  I datori di lavoro hanno due possibilità di ascoltare il proprio personale, in quanto il caso per lo più è sollevato due volte, una con il superiore e una con i dirigenti intermedi.

Silenzio istituzionale.  I whistleblower nella maggior parte dei casi non ricevono risposta dalla dirigenza né personalmente né riguardo al caso sollevato.

Rimprovero più che licenziamento.  Sebbene il licenziamento sia la risposta più temuta, la più comune è un rimprovero formale, in forma scritta o con provvedimento disciplinare.  Questo può derivare dal timore di una lite giudiziaria, evidenziando che la legge di tutela almeno in parte funziona.  Comunque, bisogna fare di più per proteggere il lavoratore prima del licenziamento.

L’anzianità conta.  Il personale con minore anzianità ha più probabilità di essere ignorato, mentre quello più anziano ha più probabilità di essere licenziato.

Si richiede perseveranza, ma ci sono rischi.  Per i pochi che sollevano un caso tre o quattro volte, è più probabile che il caso venga affrontato, ma anche che il whistleblower venga licenziato o rimproverato.

Il livello conta.  Chi solleva un caso con un’autorità di regolazione ha migliori risultati.

Le organizzazioni sono più capaci di affrontare le irregolarità che non i whistleblower.  Nella metà dei casi in cui gli esiti finali erano disponibili, l’irregolarità era stata eliminata, ma la maggior parte dei whistleblower avevano ancora problemi.

Cathy James, direttore di Public Concern at Work, afferma: 

“Le inchieste e gli scandali hanno dimostrato che i whistleblower giocano un ruolo importante nella scoperta tempestiva delle irregolarità e nella riduzione del danno.  Spesso, però, le segnalazioni sono affrontate tardivamente, quando il danno è fatto, mentre chi le ha fatte viene ignorato o, peggio, ostracizzato.  Autorità pubbliche e datori di lavoro a parole sostengono che i whistleblower sono importanti per una cultura aziendale aperta e trasparente:  se si chiede ai whistleblower, però, la storia è differente, fatta di ritorsioni e provvedimenti disciplinari”.


Voto: 3/5 (57 voti)



Pubblicato il 21/11/2013 


Vota
 1 2 3 4 5

 
 

 
 
 

  

info@mondopa.it

Responsabile: Luca Montobbio
Sito sviluppato da Silvio Romano
Grafica di Pier Paolo Naldoni
 

I contenuti redazionali di questo sito (articoli, editoriali, redazionali, interviste audio/video, registrazioni,
etc…) sono distribuiti con una licenza Creative Commons 2.5 eccetto dove diversamente specificato.
I documenti presenti su MondoPA sono in larga parte presi da Internet e quindi valutati di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo
alla redazione, che provvederà prontamente alla rimozione degli stessi.

 

MondoPA - 2013